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MILANO DA DIMENTICARE:IL DISASTRO DI PIAZZA CASTELLO. CI SALVERANNO LE PERIFERIE ?

Confessiamolo. Siamo sempre stati invidiosi del centro di Milano. La sua eleganza e la sua storia viste dagli “utenti” della media ed estrema periferia hanno esercitato in ogni tempo un fascino irresistibile: quel “glamour” che costituisce ancora oggi l’attrattiva per ogni visitatore straniero. In particolare entro la cerchia dei Navigli, che è la parte più pregiata, che si allarga a perimetri successivi come le increspature di un sasso in un nitido specchio d’acqua, fanno bella mostra di sé le parti abitative monumentali di cui il moderno, via via inserito, non ha scalfito la forza evocativa d’insieme.

Ancora di più. Vi sono zone in cui il nobile impatto diventa ammirato rispetto come per tutta la serie di palazzi disposti in curvilinea cornice attorno al Castello Sforzesco. Palazzi massicci di pregevole fattura ottocentesca che si affacciano su un ampio viale (colta preveggenza degli urbanisti di allora !) sul quale, forse pensando a quanto succedeva intorno alla napoleonica Arena, ti pare di veder “trottare” ancora oggi eleganti calessi e aggraziati “fiacre”. Nonostante l’imperturbabile postura a cui accurati restauri hanno aggiornato il fascino di linee e colori, anche per loro il tempo è cambiato. Non ci sono più famiglie blasonate alle finestre ma qualche borghese e molti uffici.

Eppure è stata sufficiente la loro muta testimonianza per scatenare la furia iconoclasta di chi vuole tutto involgarire perché socialmente invidioso di un decoro che significa elevazione all’ordine della bellezza o perché mosso da insana ingordigia. Non si spiega se non in questo modo la ferita che l’Amministrazione comunale di Milano ha voluto praticare a tradimento in una parte orgogliosa e sensibile della città. Provoca una stretta al cuore vedere nello sconcerto dei turisti più sensibili e la rabbia dei residenti oltre all’indignata riprovazione di tanti milanesi comuni, l’indecente affastellamento di bancarelle alimentari dalle offerte più viete ed approssimative, mescolate a mercanzie di un ambulantato da terzo mondo, senza neanche la sua animata autenticità. Un insieme di rifiuti, di odore acre di cibi arrostiti, di schiamazzi prolungati fanno da degno parterre all’imbuto della ferraglia dell’Expogate con il suo tentativo di malriuscita modernità.

La chiusura del traffico è stata solo un pretesto, l’ecologia una penosa foglia di fico. Era ben altro l’obbiettivo dei nuovi barbari della volgarità e del cattivo gusto. Per ora il round è andato a loro ma non potrà continuare così. Chissà che non tocchi al “verde” delle periferie sempre snobbate arginare questa follia creando occasioni diverse di utilizzo della metropoli fuori dal livore ideologico di chi la sta così platealmente mortificando. 

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