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L’ULTIMA CASCINA DI SEGRATE

Si lascia il traffico anonimo e ininterrotto del vialone che porta all’Idroscalo, proprio sul rallentamento per via del semaforo davanti all’Aeroporto, ed è subito sulla destra. Un vialetto campestre che sbuca dal guard-rail, ci immette direttamente nell’aia dell’ultima cascina di Segrate. Il rombo monotono dei veicoli è lasciato alle spalle e un pezzo di Arcadia ci si para di fronte.

Ultima cascina di Segrate quella della famiglia Maggenes. Ultima sia in senso temporale che geografico, perché di strutture così nel fu comune agricolo di Segrate non ce ne sono più e perché solo i fabbricati abbandonati e fatiscenti delle ex Officine Nardi, a cui è addossata, la separano dall’affaccio sul viale Forlanini, vitalissima arteria del comune di Milano.

Una roggia in cui gorgoglia acqua cristallina, qualche gallina che razzola tranquilla, un gatto e un cane che sembrano affiatati da tempo e, soprattutto, il mite tramestio dei vitelli nelle stalle ci coinvolgono in un’atmosfera degna di qualche pittore ottocentesco.

Eppure siamo nella metropoli lombarda, nel 2015, a due passi, proprio due, dall’aeroporto di Linate e il forte “profumo” di stallaggio ben contrasta gli odori inquinanti della città.

Papà. mamma e figli Maggenes mai abbandonerebbero la loro “reggia”, circondata dai campi orgogliosamente quanto faticosamente coltivati a foraggio.

Il tutto è modesto e pratico come i fondi dei contadini di una volta in cui niente è sprecato così da diventare un abecedario vivente e molto più illuminante di ogni teoria economica.

Appesi a un comodato d’uso che ne fa precari quanto preziosi manutentori di un pezzo di terra e di paesaggio altrimenti destinati alla rovina o all’ennesima cementificazione, si interrogano sul futuro e sulle incongruenze del mondo contemporaneo. Per spiegare i mali del pianeta e la necessità di non alterare gli equilibri tornando al rispetto della natura e alle sue generose risorse si scorticano centinaia di migliaia di metri quadrati chiamandoli EXPO. Intanto, si lasciano andare in malora le cascine di città e del suo hinterland (il Parco Forlanini ne ha ben tre ormai del tutto distrutte) e i pochi ostinati contadini/imprenditori vengono vessati e osteggiati con ogni pretesto. Come dare loro torto ?

 

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