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Idroscalo: stagione aperta...con il paracadute.

Domenica 23 giugno si apre la stagione estiva all’Idroscalo di Milano. E’ stata preannunciata dalla Provincia in pompa magna, con sfolgorio di iniziative che impegneranno tutta l’arena del bacino.
Nulla è stato trascurato del relax nazional-popolare. Compresa l’intitolazione di vari spazi a personaggi milanesi dello spettacolo recentemente scomparsi. Un tributo all’ovvietà toponomastico-commemorativa secondo l’antica ricetta che un omaggio postumo al caro estinto non costa niente. Anzi. C’è anche un teatro all’aperto capace di 300 posti. Il problema è che appena fuori questa oasi, così decantata, si spalancano le porte del terzo mondo. Secolari alberi abbattuti per far posto a futuri nodi autostradali, verde incolto (tanto ci sono i cantieri in corso) che frammisto a immondizie non raccolte fa del leggiadro paesaggio circostante una squallida periferia metropolitana.
E che dire dei collegamenti? A parte i prevedibili, stipatissimi autobus di felici vacanzieri con la “picanha” in borsa, come ci si arriva all’Idroscalo? In tanta estasi ecologica nessuno ha pensato alla comunissima bicicletta? Nelle immagini in bianco e nero del dopoguerra, quando l’Idroscalo era veramente “il mare” di Milano, si vedevano frotte di ragazze e ragazzi, allegri in bicicletta, ad invadere il capiente viale Forlanini. Adesso, chi si azzardasse a falcarlo con veloci pedalate rischierebbe di farsi stirare come un topo incautamente uscito dall’arcadico Lambro per godersi la libertà di una passeggiata cittadina. Dall’altra parte, sulla via Corelli, ancora peggio. La pista ciclabile, bene o male esistente, parte dal centro e si ferma al Saini. Poi stop, fine corsa. Dicono che la Provincia, a caccia di tardivi consensi, abbia speso più di 6 milioni di euro in abbellimenti dell’Idroscalo. Quanto poco di quella somma sarebbe bastato per prolungare la ciclabile fino alle verdi rive del bacino azzurro?
Siamo alle solite cose all’italiana. Mai guardare oltre il proprio particolare per interessarsi del sistema generale : quello che nel buon tempo antico si usava definire bene comune. E allora un consiglio: visto che il luogo è nato per fare atterrare gli idrovolanti perché non paracadutare direttamente i visitatori dall’alto, con un tuffo ristoratore nel gaio mare casalingo?

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